Lo studio di architettura nasce nel 2004 da un'idea di Giacomo Airaldi. Architetto freelance che instaurara una serie di collaborazioni con altri studi professionali nella prima fase del suo studio. Dal marzo 2008 inizia una nuova fase di attività professionale, autonoma ma colloborativa. La prima fase dello studio si alimenta di esperienze dirette sul campo, collaborazioni con altri studi, lavori pubblici e privati, spesso di grande valore simbolico, tecnico e architettonico dove si acquisisco le capacità tecniche e relazionali di una dimensione professionale e lavorativa diversa, incentrata principalmente sulle idee e sulla qualità del progetto. Il progetto contemporaneo. In seguito ad alcuni anni di attività in vari contesti professionali di respiro internazionale ho approfondito conoscenze e competenze specifiche nella progettazione architettonica, dalla piccola alla grande scala. Architettura non solo e non soltanto come semplice attività profesionale ma preciso impegno culturale in questa disciplina da diffondere ad ogni livello e gerarchia sociale. Proprio per questo motivo si affianca all'attività professionale, del titolare, l'impegno come cultore della materia presso l'università degli studi di genova, la redazione della webzine su internet (oramai con una consolidata e decennale presenza sul web); l'organizzazione di concorsi, ricerche e altre attività legate al mondo dell'architettura.
giacomo airaldi architetto
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Il nostro fare cerca di essere svincolato, dalle mode, dal miope e sterile accademismo. Il nostro modo di operare si basa prima di tutto sul dialogo con il committente, non crediamo o meglio vogliamo superare il concetto lecorbuseriano per il quale "l'architetto ama di più l'architettura che l'uomo che la andrà ad abitare". Instauriamo con i committenti siano essi privati, pubblici, enti o aziende, un rapporto sinergico di confronto. Partiamo da un CONCEPT chè è il primo elaborato che sforna lo studio e su quello si dialoga e interagisce. Le idee si arrichiscono affinandosi, attraverso le persone coinvolte, il luogo, la sua storia, le emozioni che le abitano. Ogni sforzo intellettuale è rivolto alla fase progettuale. Riunioni continue e pause di sedimentazione si alternano nel nostro lavoro, senza fretta o frenesia. Per lasciare il giusto e doveroso sedimentare delle cose. Pensiamo che il primo passo nella progettazione sia essa di un cucchiaio, di una cità o di uno spazio, sia quello di carpire e capirne "l'atmosfera", il senso. Un atmosfera , che ad esempio, sfugge anche a chi abiterà quel luogo. Noi cerchiamo di leggere i segni e l'atmosfera che lo spazio e i luoghi ci danno. Questa atmosferà è fatta di volumi, di luce e materia, ma anche di suoni odori ed emozioni. Tentiamo faticosamente di "rendere visibile l'invisibile" rendendolo adattabile e usabile dall'uomo che lo abiterà. L'architetto deve essere una persona che estrae i desideri, dalle aspettative delle persone e della società e li trasmette sul piano del fattibile, della concretezza. E un continuo lavoro tra pensiero e costruzione, che si basa sulla conoscenza tecnica, sulle normative, sulla cultura, sulla sensibilità, sulla comunicazione ... ma soprattutto di come queste conoscenze si mettono insieme. Dobbiamo dimenticare la rigida e arcaica definizione a piramide del processo progettuale. Iniziare a parlare in termini di rete e di interazione di individui con le rispettive competenze.
IL PROGETTO E' IL RISULTATO DI VINCOLI E POSSIBILITA'
esso deve rendere visibile l'invisibile e questo non è poco, spesso non accade, solo quando e se accade allora possimo parlare di architettura.
Poi ci penserà la storia, il lento trascorrere del tempo, ad arrchire il valore di questo senso, trasformandolo, arrichendolo perchè il progetto come noi lo intendiamo non è altro che la cristalizzazione di un momento di un lungo processo di invecchiamento, del ciclo di vita delle idee, siano esse durature o effimere. La storia ci ha insegnato questo, la storia delle idee e dell'estetica delle cose. Dalla caverna, alla dimora, dal rinascimento al modernismo, da Michelangelo a Palladio, da Le corbusier a Ghery, Nuovel, Koolhas. Da DeCarlo passando per Brunetto DeBattè e Enrico Davide Bona per citare persone e idee a noi vicini. Da Franco Albini a Renzo Piano approdando a Marco Ciarlo e passando da Mario Clemente Rossi.
A noi interessa essere contemporanei, non tanto per quello che realizziamo, ma per come lo realizziamo e per le risorse che ci mettiamo, a voi e alla storia forse è concesso il giudizio; consapevoli che se le idee funzioneranno sarà anche un po' merito vostro, mentre se naufragherannò sarà come sempre colpa di questi architetti che cercano di migliorare le cose, mettendocela tutta, con passione ed onestà; anche a loro(a noi, a me) è concesso sbagliare come ad ogni altro uomo!
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